Droni paladini dell’archeologia


Droni paladini dell’archeologia

Se Indiana Jones dovesse intraprendere una nuova avventura, alla ricerca delle remote tracce di una civiltà scomparsa, lascerebbe da parte cappello e frusta e avrebbe come fidato compagno un quadricottero.

I droni si stanno dimostrando una risorsa essenziale per facilitare le ricerche archeologiche. Essi consentono di mappare e analizzare i siti per trovare resti di strutture e passaggi sotterranei, cercando irregolarità tra la vegetazione ed esaminando il terreno.

Un drone può avvicinarsi ai reperti senza danneggiarli, fotografarli, poi alzarsi nel cielo per riprendere ed esplorare dall’alto l’intero sito d’interesse, sveltendo il lavoro di ricerca degli archeologi.

Nel 2015 i droni hanno scoperto delle case etrusche nell’area archeologica di Veio, nei pressi di Roma. Volando a settanta metri d’altezza essi sono riusciti a individuarle, nonostante fossero ancora sepolte sottoterra.

Infine i droni possono monitorare agevolmente i grandi siti archeologici, preservandoli da eventuali danneggiatori, ladri o semplicemente dall’incuria dell’uomo.

I droni si trasformano così in promotori e paladini della storia della nostra civiltà.

giza
Image credits: satimagingcorp

 

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